Qui, secondo me, la foto va vista per benino (dove l'ho trovata è scritto alla fine). I fatti raccontati sono veri: il don Tullio del racconto si chiamava Calcagno e lo si trova facilmente su internet (caso mai voleste sapere com'è finito).
A tredici anni saltava i fossi per il lungo, e i quattro chilometri fino alla Certosa se li mangiava in tre pater noster e un amen. La nonna ringraziava il cielo di avere un nipotino così devoto e pregava tutti i santi perché diventasse papa.
Lui, invece, amava soprattutto correre per i campi, per lo stradone fino all’alzaia pavese e giù, alle mura dei Certosini che pochi mesi dopo sarebbero stati sfrattati dalle leggi del giovane Regno d’Italia.
A sessantatré anni, invece, ormai ansimava un po’, e gli ottanta chilometri da casa sua a Cremona gli parevano a volte più lunghi di un giro del mondo. La nonna non c’era più, e papa non era riuscito a diventarlo, nemmeno per lei, ma forse la vecchia si sarebbe accontentata del vescovado di quella città, che gli era capitato tra capo e collo una quindicina di anni prima e che ancora era suo, nell’anno VIII del nuovo stato fascista.
Lui per primo, poi, sarebbe dovuto essere contento: ordinato vescovo di Cesena nel 1904, trasferendosi sotto il Torrazzo faceva un bel salto di ritorno verso il suo Oltrepò, ma, insomma, gli anni non erano passati leggeri sulle sue ossa e gli era spiaciuto abbandonare l’aria dell’Adriatico, le nebbie e il grigiore, il freddo e l’umido che alle volte gli si appoggiavano sulla schiena come un lenzuolo bagnato, e le sue abitudini.
A Cremona era ingrassato un po’, il vescovo Cazzani, anche se i suoi anni li portava ancora bene e alla fine non aveva faticato ad assolvere nessuno dei suoi obblighi.
A questo pensava, rigirando tra le mani la fotografia sfuggita dal messale che le pie educatrici gli avevano regalato quando le aveva onorate di una visita. Ricordava vagamente la colonia estiva, ma si rammentava bene di tutte quelle faccette rivolte verso di lui, guance rosse, cappellino bianco in testa. Solo una delle bambine, lì davanti, si era strappata il cappello e lo cincischiava in mano. Quando la sorvegliante più vicina se ne era accorta, le aveva allungato uno scappellotto, proprio mentre si rialzava l’ultima delle genuflesse e, da dietro, arrivava ansimante una ritardataria. Alla sera tutte avrebbero raccontato della visita di monsignore, del suo giro nella sala mensa e tra le betulle del giardino, che davano un’ombra gradevole nella calura.
Prese il cartoncino sciupato, il vescovo Cazzani, e lo appoggiò al messale, davanti sè sulla scrivania, sospirando.
Settantatrè anni, e invece di andarsene in giro a carezzare i piccoli cremonesi e a farsi baciare l’anello pastorale si trovava ora a combattere una battaglia che non sentiva sua, ma che pure credeva di dover reggere.
Allungò la mano e spiegò il giornaletto sul quale scriveva don Tullio.
Eh, don Tullio... Così giovane, così rispettoso e devoto, agli inizi.
E ora? Ora si era fatto trascinare nel gorgo del fascismo, anzi, era diventato più realista del re, e stava ora mettendosi in una posizione pericolosa. Tuttavia, per dirla come il suo Duce, se ne fregava. Anzi, appoggiato da Farinacci, aveva cominciato una serie di articoli che prendevano di petto persino il Papa, sempre più aggressivi e, pensava il vescovo, deliranti.
Ancora un po’ e avrebbe fondato una chiesa cattolica tutta sua, se andava avanti così.
Politica e religione non van d’accordo, rimuginò mentre osservava pensieroso la firma di don Tullio sulla prima pagina del “Regime fascista”. sì, certo, un giornaletto quotidiano di poco valore ma bastevole a diffondere aggressività e disprezzo verso la santa madre Chiesa.
E lui, dunque, che non era un mercenario ma il pastore di quel gregge, non doveva forse metterlo in guardia contro i lupi, che non avessero a rapire e a disperdere le sue pecorelle?
Fossero pure lupi vestiti della tonaca di don Tullio o del sorriso con il quale Farinacci girava per le cascine del cremonese.
Prese in mano la penna, e si preparò a stendere il testo della sua prossima predica.
Alzò lo sguardo dal foglio a cercare ispirazione, incontrò con gli occhi la foto appoggiata poco prima, e si rivide tra le betulle della colonia.
“Avrei proprio bisogno di una vacanza”, pensò.
E poi cominciò a scrivere.
Cremona - Visita del Vescovo in una colonia per bambini.
Autore: Fazioli, Ernesto (1900/ 1955), fotografo principale
Luogo e data della ripresa: Cremona (CR), Italia, 1930, ca.
Materia/tecnica: gelatina bromuro d'argento/carta
Misure: 13 x 18
Collocazione: Milano (MI), Regione Lombardia, fondo Fazioli, FZI_92_ST_TD

Ho dato un'occhiata alla fine di Calcagno. In effetti non è stata da meno di altri ben più noti personaggi del partito. La foto mi ricorda un po' quella puntata di Don Camillo, di quando lui riguarda le foto del suo paese sempre col sole e ci vede anche piovere. Profuma di tempo antico, con quelle bambine col cappellino. Hai dovuto chiedere un permesso per poterla pubblicare?
RispondiEliminaMi fai venire un dubbio. La foto si trova(va) in Internet, sul sito della regione Lombardia, per cui io l'ho presa e amen. Dici che devo toglierla, eh?
RispondiEliminaMa no dai, non credo che abbiano niente da dire. E poi non essendoci di mezzo lo scopo di lucro credo che davvero tutto o quasi sia permesso..
RispondiEliminaGrazie del commento, a presto...
RispondiEliminaUn mese oggi dall'ultima pubblicazione: devo pensare a una sorta di addio? :(
RispondiEliminaNo, no! :-)
RispondiEliminaE' solo che ho lavoro da fare, doppio e bisvalido.
E quando scrivo, scrivo la storia di Vignati (un pezzo ne ho publbicato anche qui).
Ma qualcosa metterò presto, promesso :-)
(certo che è bellissimo trovare un commento che chiede scrittura :-)))
ma a te non ti pubblica nessuno?
RispondiEliminano, così mi chiedo...
Ah, sì, qualcosa, qui e là, più per caso che per fortuna. E senza nessun seguito. Alcuni dei racconti 'storici' son stati pubblicati su un sito di archivistica, e su un volumetto (conseguente) pieno di errori di punteggiatura :-(
RispondiEliminaMi hanno detto: possiamo pubblicare? E io ho risposto: ma certo che sì!
E poi una stretta di mano e maici come prima :-)
Poi succede che c'è anche un racconto (che era qui ma che ho tolto tempo fa) che poteva partecipare a un concorso di inediti (e il premio è la pubblicazione), ma mi dicono quelli del concorso che è già stato pubblicato altrove su web. E io non so dove 0_0
Così che stavo pensando di togliere anche questi, perché a me piace condividerli, ma se poi succedono queste (prevedibili) cose, bah!, magari era meglio se li tenevo tutti nel cassetto :-)))
O magari no.
Come diceva una certa Scarlet O'Hara: chi se ne importa, tanto domani è un altro giorno.
scusa ma non riesci a trovarlo nel web digitandone l'incipit in google? così poi puoi fare un cazziatone a chi di dovere.
RispondiEliminaè che il mondo è fatto così.
io pubblico foto. nel cassetto c'è l'idea di farci un libro, prima o poi. anche se non sono brian adams (lo so, è un cantante. ma fa anche il fotografo e per me ha una mano ottima), per dire. eppure temo che qualcuno le mie foto se le fotta...
spè che corro sul vecchio blog ad accertarmi di aver reso privato un racconto che ho scritto io e che mio deve restare va'...
baciuz
Sì, sì, ho trovato. Infatti, quando mi hanno detto che il mio racconto non era inedito, prima ho risposto indignata, poi ho fatto come dici tu, e l'ho trovato su una rivistina online. Il fatto è che non riesco a raggiungere gli autori, è una cosa di quattro o cinque anni fa.
RispondiEliminaOra vado a cercare foto di Brian Adams.
A me, per deformazione 'scrittoria', piacciono foto da cui far nascere storie.
quella cosa lì di far nascere una storia da una foto m'intriga... mi sa che un giorno o l'altro mi cimento.
RispondiEliminanoi al corso di scrittura abbiamo fatto un esercizio con una foto, ma era per imparare a descrivere.
brian adams spero non fotografi solo modelle. poi vado a cercarmelo anch'io...
:)