Devo fare i compiti, ma sono scappato. Sono scappato perché il mio papà fa lo spettacolo, e così adesso sto in piazza a vedere mio papà. La mamma non c’è, magari dopo mi sgrida, anzi: di sicuro dopo mi sgrida, ma almeno ho messo il cappellino di lana, così magari mi sgrida di meno.
Voglio solo vedere il papà.
Mio papa è alto, ha i capelli neri e quando va fuori a lavorare mette la brillantina e li liscia tutti indietro, non come la mamma che ha tutti i ricci anche se non va dalla parrucchiera.
Mio papà è magro e siccome non ha tanti vestiti mette la giacca verde dello zio Carlo, quello che è andato in guerra e non è più tornato e allora la nonna ha detto: mettila tu, la giacca.
Poi mette una camicia ma senza la cravatta. La cravatta è una cosa da signori, mi ha detto.
Noi non siamo signori. Noi abitiamo in una casa con il cortile ancora un po’ rotto e le porte anche loro un po’ rotte che lasciano passare le strisce di freddo alle gambe, ma io adesso ho i pantaloni lunghi come un grande e il freddo lo sento soltanto ai piedi.
Quando va fuori a lavorare, il papà mette anche la camicia e il maglioncino che gli ha fatto la nonna con la lana vera, che punge. La mamma dice che è corto sulla pancia e lungo nelle maniche, il papà dice che la mamma critica sempre la nonna e lui lo mette ugualmente. A me piace il maglioncino che ha fatto la nonna: è tutto a quadretti un po’ in fuori e un po’ in dentro, quasi una magia. E poi è caldo, così che il papà poi si toglie la giacchetta fuori, in piazza. Se la toglie per fare il lavoro.Mio papà, di lavoro, mangia i vetri.
Fa così: prima prende la valigia color mattone e la riempie di bottiglie, poi va in piazza e mette la valigia su un seggiolino e poi ancora mette la giacca sopra la valigia. Comincia a spiegare all’aria e qui la gente comincia a fermarsi. Si fermano in tanti. Credo che loro non ce l’hanno , un lavoro, se no non starebbero qui a guardare. Loro guardano il papà, e io guardo loro: qualcuno ha una giacchetta come quella del papà, qualcuno ha il cappotto lungo e magari anche una sciarpa e il cappello e i guanti. Io, invece dei guanti, metto le mani in tasca.
Quando sono stanco di vedere le facce dei signori intorno, guardo in mezzo al cerchio della gente, dove il papà lavora: però non mi faccio vedere che guardo, mi giro con la faccia davanti e butto gli occhi dal lato del papà, così lo vedo quando dice che mangerà il vetro e poi fa vedere una lampadina e la guarda.
È bello il mio papà quando prende la lampadina e decide che ora la mangerà. E infatti la mette in bocca, e la mastica e fa una faccia strana; beve un po’ d’acqua e fa un’altra faccia strana, stringe gli occhi, tira la bocca di qui e di là, alza la testa e guarda il cielo e spinge, spinge, spinge giù i pezzetti di vetro finché non sono passati tutti.
La gente lo guarda e poi qualcuno batte le mani, qualcuno sparisce.
E alla fine il papà va dalle persone e chiede i soldi.
È proprio lì che io vado via.
Anche se lo so che i soldi servono per comperare un po’ di latte. Anche se non è finito, lo spettacolo. Anche se mi piacerebbe stare lì ancora a vedere l’uomo più forte del mondo che rompe le catene. Anche se il mio papà, a mangiare solo i vetri, è diventato magro, e forse è meglio se c’è qualche soldo pure per il pane.
Io voglio bene al mio papà che mangia i vetri di lavoro.
Però, prima della fine, vado via.


Ma tenero lui... Che tenerezza mi mette questo bambino adattato alla povertà con la dignità che solo i poveri conoscono. Ma hai inventato di sana pianta il racconto o lo hai immaginato guardando la foto?
RispondiEliminaNo, non è inventato di sana pianta ma, appunto, inventato guardando le foto. Le foto al plurale perché, come vedi, ce n'erano diverse sulla stessa persona (e mi aveva colpito quel bimbo lì a destra che guardava di sguincio).
RispondiEliminaSono fotografie di un fotografo bravissimo, che si chiamava Federico Patellani (http://www.lombardiabeniculturali.it/percorsi/patellani/2/)
E' vero, è proprio molto bravo! Ma l'archivio di cui parla è accessibile anche al pubblico? O c'è a disposizione solo la selezione che si trova online?
RispondiEliminaTutte le foto che ha lasciato (e anche i negativ) sono al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, in provincia di Milano. E, sì, credo siano liberamente consultabili, almeno le foto (perché in negativi sono sempre più deteriorati)
RispondiElimina(http://www.lombardiabeniculturali.it/istituti/schede/21/)