domenica 7 agosto 2011

Te se' 'na stèla

Mi sono accorta ora che lo avevo già pubblicato più di un anno fa. E pazienza.

“Te se’ ‘na stèla” me lo ha sempre detto la nonna Maria perché ero la nipotina preferita.
“Un angiul del paradis” lo diceva la nonna Piera, che ha i baffetti e quando mi sbaciucchia punge, ma insomma, è la mia nonna anche lei.
Beh, ecco, quando ti ripetono che sei una stella o un angelo del paradiso, e nessuno, ma proprio nessuno, si sogna mai di dirti che sono tutte storie, ecco, alla fine ci credi. Io, giustappunto, ci credevo. Così tanto che non ho mai avuto dubbi su che cosa ero: una persona moooolto speciale.
Poi, naturalmente, sono andata all’asilo. Avevo tre anni (appena compiuti), e il grembiulino rosa con il fiocco, e il cestino di Winnie Pooh. La mamma odia Pooh, da tanto è stupido, e anche a me, ora che vado alle elementari,  non piace più molto, ma allora sì, mi piaceva tanto. e con la scusa di Winnie Pooh sono andata. Arrivo lì e arriva suor Luigina.

lunedì 1 agosto 2011

Ooooohh...

(post misterioso che forse sarà svelato e forse no)
"Oooohh" perchè ho vinto un concorsino, inaspettatamente.
Niente soldi, solo gloria :-P
Ecco il mistero.

lunedì 11 luglio 2011

In attesa


Rosa Zabaglio era nata nella frazione di un paesone della Bassa lombarda, all'incirca essendo trascorso l'Ottocento per circa tre quarti.
Pierino Grassi, da parte sua, era nato alla periferia di Milano un anno dopo Rosa.
Mentre lei andava strappando foglie di insalata matta sulle rive dei fossi, zoccolando dietro al nonno e aspettando il futuro, lui già imparava a piallare e lucidare assi di legno profumato nel capanno dello zio Carlo, provetto e industrioso falegname.

Il quattro maggio del 1888 fu un giorno fatale. Era venerdì, e l’Ave Maria svegliò Pierino e tutta l’area metropolitana alle cinque e un quarto. Alle sei, Pierino incontrò lo zio davanti alla Bottiglieria Bottegone, in via Arco, al 2. Aspettarono pazienti che venisse aperta la porta principale ed entrarono, per dare origine alla prima telefonata della loro vita. Dietro pagamento di una tassa di dieci centesimi, lo zio Carlo si mise in comunicazione con il suo interlocutore, nella Bassa, e subito dopo decise la partenza. 
Pierino aiutò lo zio a caricare sul carro il canterano profumato, solido, capiente. Insieme lo portarono a destinazione, sessanta chilometri più in giù, nella villa del signore che profumatamente pagò il mobile,  eseguito con cura e a regola d'arte..
Sulla via del ritorno, vuoti di legno ma appesantiti dalla ricompensa al lavoro fatto, si fermarono a salutare i parenti della frazione.

venerdì 1 luglio 2011

Il mangiavetri

È ottobre e fa un po’ freddo e un po’ no.
Devo fare i compiti, ma sono scappato. Sono scappato perché il mio papà fa lo spettacolo, e così adesso sto in piazza a vedere mio papà. La mamma non c’è, magari dopo mi sgrida, anzi: di sicuro dopo mi sgrida, ma almeno ho messo il cappellino di lana, così magari mi sgrida di meno.
Voglio solo vedere il papà.
Mio papa è alto, ha i capelli neri e quando va fuori a lavorare mette la brillantina e li liscia tutti indietro, non come la mamma che ha tutti i ricci anche se non va dalla parrucchiera.

giovedì 30 giugno 2011

Latte e biscotti

Cominciava alle sei a preparare, mentre ascoltava i due matti di Radio due. Dil solito, almeno, ma... niente, quel sabato. Soltanto la voce del nipote, che stava impacchettando le ultime cose, e che se lo portava via da lì. Eddài, gli diceva, tanto che ci fai qui a Milano? Cercava di convincerlo. La città, lo smog, il traffico, sei vecchio, sei solo e se ti ammali?
Lo lasciò parlare. Poi uscì e prese l’81. Dieci minuti dopo era sul vialone. Si fermò a guardare la stazione, lontana ma visibile: ricordò il treno che vomitava fuori gli operai della Pirelli, e loro che credevano che la Pirelli fosse più importante della Fiat.